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La distorsione di caviglia

On 18 marzo 2014

Molte persone vanno incontro a traumi distorsivi a carico delle caviglie (sportivi, casalinghe, operai ecc).
In tutti i traumi spesso il primo approccio è quello radiografico per escludere delle lesioni ossee e il successivo passo è quello contenitivo dove di solito l’ortopedico dopo visita prescrive un ortesi (tutore) per bloccare le strutture coinvolte.
Capita troppo spesso però che distorsioni trattate con la sola immobilizzazione dell’articolazione e il riposo forzato non permettano una guarigione completa. Il paziente in tal caso riferisce uno stato di dolore persistente nelle settimane e mesi successivi all’evento traumatico con limitazione dell’attività sportiva, lavorativa e di vita quotidiana.
Spesso non si sa che sarebbe necessario effettuare delle sedute dall’osteopata per intervenire sull’articolazione traumatizzata, sia in fase acuta per favorire il drenaggio dell’edema, evitare che aumenti il processo infiammatorio e il dolore, che in fase cronica per ripristinare il corretto funzionamento delle strutture coinvolte e riportarle ad uno stato ottimale.
L’osteopata in tal caso testa e tratta tutte le strutture coinvolte nel trauma e qui mi riferisco soprattutto alle strutture legamentose della caviglia che sono quelle che ricevono maggiore sollecitazione dal trauma distorsivo. Questi legamenti non solo sono molto innervati da recettori che inviano gli stimoli dolorosi, ma sono molto sensibili alle sollecitazioni in allungamento ed in seguito al trauma ricevono uno stiramento eccessivo.
E’ importantissimo quindi trattarli in quanto mettono in relazione le varie strutture ossee, sono fondamentali nel dare stabilità articolare e propiocettività (capacità di inviare informazioni di posizione del corpo nello spazio al sistema nervoso centrale). Solo per citarne alcuni o meglio quelli che di solito sono maggiormente coinvolti nella tipica distorsione sono i legamenti del comparto capsulo-legamentoso esterno, ovvero il legamento peroneo astragalico anteriore, posteriore e il legamento peroneo calcaneale.
L’osteopata “resetta” i legamenti coinvolti, favorisce l’apporto vascolare e il drenaggio venoso con eliminazione delle sostanze createsi in relazione all’infiammazione e riequilibra la tensione di questi legamenti.
L’approccio osteopatico non terminerà qui bensì l’osteopata avrà il dovere di controllare che il movimento distorsivo non abbia arrecato altri disagi a tutte le parti anatomiche che entrano in gioco e fanno parte della zona traumatica come la tibia, il perone, l’astragalo, il calcagno, il cuboide e scafoide, le capsule articolari, i passaggi tendinei con le relative guaine, i vari muscoli deputati ai movimenti della tibiotarsica e i retinacoli importanti anch‘essi nella contenzione delle strutture tendinee.
Anche se può sembrare un lavoro ingente è quello che normalmente l’osteopata effettua in una seduta, in presenza di un trauma distorsivo di caviglia, avvalendosi della terapia manuale osteopatica.

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